BOOKS BY FABRIZIO CRISAFULLI
 

Active Light: Issues of Light in Contemporary Theatre
by Fabrizio Crisafulli
foreword by Dorita Hannah
Dublin: Artdigiland 2013  (ENGLISH)







 

Il teatro dei luoghi. 
Lo spettacolo generato dalla realtà

by Fabrizio Crisafulli
foreword by Raimondo Guarino
Dublin: Artdigiland 2015  (ITALIAN)







Luce attiva. Questioni della luce nel teatro contemporaneo
by Fabrizio Crisafulli
foreword by Luca Farulli 
PIsa: Titiviluus 2007  (ITALIAN)




This book looks at various important events relating to the poetics of light in theatre production in the West in the twentieth century, from the great reformists at the beginning of the century to contemporary artists such as Josef Svoboda, Alwin Nikolais and Robert Wilson. The intention isn’t to outline a somewhat comprehensive history of stage lighting, instead it is an attempt to identify some basic issues concerning its use. Lighting issues are unshackled from the limited contexts of technique and image, where they often end up only to be relegated, and examined in the context of the performance’s space/time structure, poetic and dramatic construction, and the relationship with the performer. A section dedicated to the theatrical work of the author outlines the distinctive point of view behind the book, regarding the creative processes and the operational relationship with technique. The title Active Light is a direct reference to Adolphe Appia who, at the end of the nineteenth century, was one of the first to deal with the issue of light explicitly as an artistic issue in theatre, with his own writings and creations. As far as Appia was concerned lumière active was expressive light, creating shapes, forming poetic matter and dramatic substance.


 

 

Fabrizio Crisafulli analizza caratteri e modalità di quel particolare tipo di ricerca che ha chiamato “teatro dei luoghi”, a oltre vent’anni dalla sua prima formulazione. Un tipo di lavoro nel quale il “luogo” e l’insieme delle relazioni che lo costituiscono vengono assunti come matrice e “testo” della creazione teatrale. Le motivazioni alla base di questa ricerca, il suo riportare l’attenzione sui luoghi, la realtà locale, la prossimità, si sono riaffermate nel corso degli anni per l’accrescersi delle questioni legate allo sviluppo mediatico, alla perdita di contatto della vita quotidiana con i luoghi, e per le criticità che le forme di comunicazione a distanza e i social network creano, accanto a nuove opportunità, sul piano delle relazioni umane e dei modi di sentire lo spazio. Il volume fa definitivamente luce sul fatto che il “teatro dei luoghi”, nell’uso comune a volte inteso (e frainteso) semplicemente come teatro che si svolge fuori dagli edifici teatrali, non è definito dallo spazio dove si fa lo spettacolo, ma dall’idea stessa di “luogo” e dal modo specifico in cui il lavoro si relaziona al sito, in qualsiasi posto si svolga. Chiarendo, attraverso riflessioni ed esempi, le ragioni e le modalità operative di quello che è un modo radicalmente nuovo di fare e concepire il teatro.


 

 

Il libro rilegge, dal punto di vista delle poetiche della luce, alcune importanti vicende della messinscena teatrale occidentale del Novecento, dai grandi riformatori di inizio secolo fino ad artisti contemporanei quali Josef Svoboda, Alwin Nikolais, Robert Wilson. Non per delineare una storia in qualche misura organica della luce teatrale, ma per tentare di individuare, riguardo al suo uso, delle questioni di base. Le problematiche della luce vengono liberate dai contesti circoscritti della tecnica e dell’immagine nei quali restrittivamente finiscono spesso per venir relegate, ed indagate in ambiti come quelli della struttura spazio-temporale dello spettacolo, della costruzione drammatica, della creazione poetica, dell’azione, del rapporto con il performer. Una parte dedicata al lavoro teatrale dell’autore documenta il punto di vista peculiare che sta alla base del volume, interno ai processi creativi e al rapporto operativo con la tecnica. 
Il titolo “luce attiva” è un riferimento diretto ad Adolphe Appia, che alla fine dell’Ottocento fu tra i primi ad affrontare in maniera precisa – con i propri scritti e con le proprie creazioni – la questione della luce quale questione artistica del teatro. Per Appia lumière active era la luce scenica “propriamente detta”: luce espressiva e creatrice di forme; luce come materia poetica e sostanza drammatica.